Chiamale se vuoi coincidenze

Ci siamo mai chiesti fino in fondo cosa sono le coincidenze? Si può pensare ad esse un po’ come accadeva nella favola di Pollicino che lasciava cadere le molliche di pane per ritrovare la strada. Nell’esoterismo possiamo affermare invece che le coincidenze sono le tracce o, se preferite, i segnali lasciati dal destino per metterci sulla strada che ci è stata assegnata. Certo, uno potrebbe pure dire “a me Pollicino mi stava antipatico perché io mi voglio perdere, mica trovare”, ma questo sarebbe un altro discorso che magari affronteremo un’altra volta. Oltre alle coincidenze esiste un altro elemento conosciuto come serendipity ovvero l’effetto casuale e involontario di una azione. Semplificando potremmo dire che mentre ci adoperiamo per ottenere qualcosa troviamo qualcosa di diverso e spesso più vantaggioso. Un esempio semplice potrebbe essere Cristoforo Colombo che volendo trovare una rotta più breve per raggiungere le Indie finì per scoprire l’America. Facciamo un esempio più concreto a livello emozionale e sensoriale: supponiamo di essere in viaggio per Roma e di forare una gomma per strada. Imprecando, scendiamo dall’auto e dopo dieci minuti ci rimettiamo in marcia. Dopo qualche chilometro troviamo un serpentone di auto davanti ed è tutto bloccato, ci affianchiamo ad un auto, abbassiamo il finestrino e chiediamo “ma che è successo?”. Il tizio dell’altra parte ci risponde “c’è stato un incidente gravissimo che ha coinvolto diverse auto un quarto d’ora fa”. Improvvisamente cominciamo a sudare e pensiamo “se non avessi forato, forse sarei tra quelle auto”. A questo punto abbiamo due scelte: far finta di niente e ringraziare il cielo per lo scampato pericolo oppure farsene un ‘altra di domanda, semplice quanto estremamente profonda. Perché? È da questa semplice domanda che cambia il modo di pensare ed agire perché da questo preciso momento stai considerando l’idea che esistono le coincidenze.
Certo, da sempre l’uomo ha chiesto una mano ai veggenti, ai sensitivi, ai cartomanti per interpretare piccoli, grandi segnali della vita, ma in passato avevamo un rapporto più stretto con questi avvenimenti, come dire, ci facevamo più caso. Nell’ultima settimana quanti di noi hanno alzato la testa per vedere la sera il cielo oppure si sono soffermati sulla forma di una nuvola mentre pensavano ad un problema, oppure hanno semplicemente fatto caso ad una persona mentre erano seduti in metro o dato peso e considerazione alle parole di uno sconosciuto chiedendosi un semplice e rivoluzionario perché? Oggi la vita è frenetica, qualcuno potrebbe obiettare “Sto su WhatsApp a scrivere all’amante, su Facebook a controlla i fije che nun se sa mai e poi se guardo il cielo mentre sto sul raccordo, A luca lo sai che nun esco vivo… a Roma pure i ciclisti so pericolosi”. È vero, come dargli torto, ma è anche vero che siamo così presi da tutto che spesso inciampiamo su una coincidenza grande come una casa senza neanche accorgercene, magari perdendo l’occasione di una vita oppure una risposta che cercavamo da tempo. Un mio grande amico, un manager di quelli iper impegnati e meticolosi, usa una strategia che chiama “brogliaccio di vita”, una sorta di diario dove ogni sera annota tutto ciò che gli è capitato di non voluto nell’arco della giornata e quando gli si chiede il perché risponde in maniera serafica “perché sono certo che le cose che non ho cercato e che mi sono capitate mi porteranno verso qualcos’altro, una sorta di mappa che compongo ogni giorno alla fine della quale non troverò il tesoro, ma il mio senso della vita”. Forse per chi legge questo esercizio potrà sembrare piuttosto lezioso, ma un’altra prospettiva e un altro modo di guardare la vita può nascere da una semplice e rivoluzionaria domanda “Perché?”.

 

Luca Oliver

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